Speciale “Cannabis”: l’evidenza di una rivoluzione culturale in atto

Di seguito un approfondimento dell’Editoriale pubblicato su Fitoterapia33.
Buona lettura,
Lo Staff | CERFIT

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Non è solo il titolo di questo nostro intervento ma da poche ore anche quello di una nuova sezione del nostro portale (www.cerfit.org); decisa in poche ore a seguito delle forti richieste dei nostri (comuni, ne siamo certi) lettori e subito addensata di numerosi post contenenti le più recenti notizie e iniziative sul tema, questa nuova agorà mediatica è una prima – ovviamente non esaustiva – risposta alla necessità che la società civile e i professionisti medici e sanitari richiedono al nostro Sistema Integrato.

L’attenzione sul tema era immaginabile e ci è stata confermata agli estremi temporali opposti della giornata di studio, formazione e informazione (“Cannabis: un’erba da ricetta medica”) che ha avuto luogo a Firenze lo scorso 27 Marzo 2014 presso l’Aula Magna della Clinica Chirurgica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi sull’utilizzo della Cannabis ad uso terapeutico. Oltre trecento persone, da studenti a professionisti privati e del nostro Sistema Sanitario Nazionale, si sono confrontati sui temi proposti: dal punto di vista storico e antropologico a quello più strettamente farmacologico, clinico e terapeutico. L’enfasi giustificata, conseguente la manifestazione, ci offre l’opportunità di parlarne ancora e nuovamente nella prospettiva di avviare dimensioni nuove di confronto e contribuire a determinare azioni decisorie con il coinvolgimento della società civile oltre che medica.

Due sono i nuovi spunti che offriamo, nella prospettiva di ritornarci nuovamente:

Il primo aspetto su cui occorre riflettere è riferito a chi può prescrivere i farmaci e per quali patologie. In Toscana, la Delibera GRT n. 1162 del 23.12.2013 precisa che le sole strutture pubbliche autorizzate sono Oncologia, Neurologia e l’Hospice, mentre al di fuori del SSR qualunque medico può prescriverla, da quello appena laureato senza alcuna esperienza clinica al medico ormai fuori dalla pratica clinica, purché medico ovviamente. I medici che invece operano nelle strutture pubbliche del nostro Sistema Sanitario, non possono prescriverla se non in regime di libera professione (!), delineando una limitazione quantomeno discutibile.

L’approvvigionamento delle materie prime è un altro aspetto che necessita uno specifico interesse; come già confermato in un precedente articolo di recente pubblicato sulla rivista on line “Farmacista33” (http://www.farmacista33.it/cannabinoidi-preparazioni-in-farmacia-norme-formali-e-operative/politica-e-sanita/news-50560.html?word=cannabinoidi), è possibile produrre preparati di Cannabis nei laboratori autorizzati dopo aver ottenuto le materie prime o direttamente dall’Olanda (con la procedura richiesta per l’importazione di specialità medicinali registrate all’estero) o dall’Italia presso un produttore privato accreditato. Non esiste al momento nessuna strada semplificata né a perimetro pubblico in grado di rispondere alla richiesta di principio attivo. Ecco perché siamo convinti dell’importanza di favorire la produzione in Italia di Cannabis ad uso terapeutico con il ricorso a strutture pubbliche, a coordinamento statale; un esempio su tutti: lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze, diretto dal Generale Giocondo Santoni. Una scelta in questo senso porterebbe dei risultati economici sia diretti che indiretti di grande significatività, riducendo sensibilmente i costi a carico del Sistema Sanitario Regionale e dei pazienti.

Il quadro fin qui proposto obbliga ad affrontare il tema con prospettive di lettura pure e di ampio respiro, non congestionate dal parossismo della propaganda settoriale, sicuramente non coerente con i bisogni dei nostri pazienti e le opportunità del nostro comune Sistema Sanitario.

In attesa di riparlarne ancora, vi aspettiamo … www.cerfit.org!

Idalba Loiacono (idalba.loiacono@unifi.it)
Irene Ruffino (irene.ruffino@asf.toscana.it)
Francesco Epifani (francesco.epifani@unifi.it)